50° anniversario. Gary Hustwit esce con il documentario Helvetica (in inglese). Un fenomeno mondiale. Designer in fila al cinema. Magliette con scritto “I ❤️ Helvetica” e “Kill Helvetica”.
“Ogni giorno, senza saperlo, leggete Helvetica. Dall’orario del treno al conto del supermercato, dal cartello ‘Uscita di sicurezza’ al titolo di coda del vostro film preferito. È il carattere tipografico che non voleva essere visto. Voleva solo funzionare. E ci è riuscito così bene che oggi è diventato… invisibile.” Intervista a un designer italiano (es. Luca Pitoni o un docente di ISIA): “L’Helvetica è come l’aria. La respiri, ma non la vedi. Finché qualcuno non te la fa notare, e poi non smetti più di vederla. E ti chiedi: ma è geniale o è totalitaria?” Cut su titolo: HELVETICA – IL TIPO CHE HA DISEGNATO IL MONDO. 2. ATTO PRIMO: LA NASCITA DI UN MITO (1957, Basilea – Monaco) (Durata: 15 minuti)
“Arial è l’Helvetica di un mondo che non si cura più della qualità. È la sua copia sbiadita. E la cosa ironica? Arial oggi è più diffusa di Helvetica, grazie a Windows.” Voce narrante: “Helvetica muore? No. Si ritira nell’underground. Diventa il carattere degli hipster.” 5. ATTO QUARTO: IL RINASCIMENTO HIPSTER E IL DOCUFILM (2007) (Durata: 15 minuti)
1961. Arriva a New York. La leggenda narra che il MoMA la adotti per la segnaletica interna. Documentario Helvetica Ita
1960. Il manifesto per la fiera “Mustermesse” di Basilea. La parola “Mustermesse” in Helvetica Bold. Taglio netto. Zero fronzoli.
Con la generazione di immagini tramite AI, chiedi “cartello minimalista elegante” e ti esce Helvetica. Sempre. È diventato l’archetipo della “scritta seria”.
Un designer italiano lancia un sito: “Helvetica is dead, long live Helvetica”. Dentro, una collezione di usi improbabili: cartelli di un cimitero giapponese, menù di un ristorante vegano a Berlino, avviso di chiusura di una scuola elementare a Palermo. 50° anniversario
“Non uso Helvetica. È come usare il bianco: troppo facile. Ma la rispetto. È il coltellino svizzero delle lettere: non è bello, non è brutto, funziona. E in un mondo pieno di caratteri urlanti, forse un po’ di silenzio svizzero ci vuole.” Ultima inquadratura: Una macchina linotipica d’epoca (a Basilea, Museo della Comunicazione). Stampa lentamente una parola. La macchina si ferma. Il foglio esce. C’è scritto:
Europa del dopoguerra. Il caos grafico degli anni ‘50: decorazioni superflue, caratteri “fatti a mano”, il dominio del Futura e dell’Akzidenz Grotesk.
Il sistema della metropolitana di New York (MTA). Un’orgia di Helvetica. Standardizzato. Perfetto. Leggibile a 50 metri di distanza con luce al neon tremolante. Designer in fila al cinema
“Non amo l’Helvetica. Non la amo, la rispetto. Ma è l’unico carattere che non distrae. A New York, dove hai un rumore visivo infernale, Helvetica è silenzio.” La reazione italiana: Nel 1972, Vignelli e Bob Noorda progettano la segnaletica della metropolitana di Milano. Usano un carattere simile ma non Helvetica: usano Standard (versione inglese dell’Akzidenz). Un tradimento inconscio? No, una dichiarazione di guerra.
“Miedinger capisce una cosa rivoluzionaria: la lettera non deve esprimere niente. Deve solo essere letta. Uccide ogni traccia di mano umana. La ‘a’ minuscola? Non ha più quel piccolo gancio calligrafico. È una sfera e un bastone. Punto.” Nome originale: Neue Haas Grotesk . Ma l’azienda linotipica tedesca Stempel vuole venderla in America. Serve un nome più internazionale. Helvetia è la personificazione della Svizzera. Ma i clienti americani pensano a una compagnia assicurativa. Quindi: Helvetica . Dal latino Helvetia (Svizzera).